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Slide de "Il Corriere della Sera"
Il primo grafico mostra il peso delle principali compagnie aeree europee nel 2005 e nel 2018, e, dal grafico a linee, si evidenzia in modo netto che, l'unica ad aver perso quote di mercato, nell'arco di tempo preso in esame, è proprio Alitalia.
Quest'ultima, dall'essere un vettore tutto sommato grande, composto da 180 aerei pre-2008, e con una discreta quota di passeggeri, si è rimpicciolito in tutto e per tutto, con una strategia stand-alone che, come ama rimarcare @AndreaGiuricin, in un mercato che si stava agglomerando (e tutt'ora si sta ancora assorbendo in grandi gruppi), è contraria alla tendenza, e non ha portato alcun frutto, se non quello di allargare il buco nero di soldi buttati, per sostenere l'insostenibile.
Lo studio Barclays sottostante, oltre a rimarcare CASK,RASK, EBIT, Ricavi e n°aerei in flotta, aggiunge: azienda in forte perdita da tre decenni, debole nei ricavi simili ai vettori Low-Cost, dovuta ad un'assidua e suicida strategia di presidio del corto-medio raggio, come abbiamo già visto nel precedente post; è inoltre assillata dai costi, i quali, seppur alti, sono in linea con i vettori Major Europei, se non inferiori.
Infine, aggiunge una difficoltà di fondo nel presidio delle rotte intercontinentali, citando i casi di Johannesbourg, Santiago del Cile, e i voli verso la Cina, dovuta anche alla debolezza storica di Alitalia, ovvero il numero esiguo di aerei Lungo Raggio.
Il rapporto della compagnia, al 2019, consisteva in 1 aereo Lungo Raggio ogni 4 di medio-corto raggio. Per fare un confronto, i competitors europei hanno un rapporto inferiore, di 1 aereo Wide-Body ogni 3 Narrow-Body. In aggiunta, riporto anche il caso di Air Europa, con un rapporto di 1 aereo Lungo Raggio ogni 2 aerei di corto-medio.
L'apertura di voli a lungo raggio è un investimento molto oneroso, il quale, una volta attuato, si spera venga ripagato con gli anni a venire, dopo l'apertura di suddetta destinazione.
Solitamente l'investimento viene ripagato, compensando tutto il denaro e risorse investite per l'apertura e per la pubblicità. Più la rotta ha un alto yield, più questo aumenta la remuneratività del volo, detto nella maniera più semplice possibile.
Ritornando un attimo alle dimensioni delle flotte, perfino l'esempio di compagnia con proprietà statale (preso a cuore dai politici nostrani, in malafede), TAP Air Portugal, negli anni pre-covid, dove il trasporto aereo era in forte espansione, ha registrato bilanci in positivo! E la slide gentilmente offerta da Alitalia qui sotto evidenzia le dimensioni di flotta dei vari gruppi:
IL SUCCESSO DERIVATO DELLA CONCORRENZA: MALPENSA-NEW YORK
Quando lo straniero fa il lavoro uguale al tuo, ma in meglio, il campione italico grida all'invasione dello straniero cattivo, che depreda le risorse della nazione, ergo quando la volpe non arriva all'uva, non dice che è acerba, ma che è sua di diritto, anche se non ne usufruisce!
Prima di analizzare la rotta, è bene descrivere in breve cos'è un diritto di Quinta Libertà: in burocratichese, consente un operatore di uno stato contraente, di poter operare voli imbarcanti merci, posta e passeggeri, con destinazione un territorio qualsiasi degli stati contraenti provenienti da un altro stato contraente la convenzione di Chicago del 1944.
Tradotto: se concesso da uno stato, una compagnia aerea può operare, ad esempio: un volo Londra-Singapore-Sydney, con la possibilità di imbarcare altri passeggeri, merci (oltre al carburante e catering) a Singapore.
Di esempi, in Europa e anche al di fuori, di V° Libertà ci sono eccome: sempre Singapore Airlines con la rotta Singapore-Francoforte-New York, la stessa con la Singapore-Malpensa-Barcellona e Singapore-Fiumicino-Copenhagen, oppure Qantas con Sydney-Singapore-Londra o Air India con la Delhi-Londra-New York.
Insomma, non è nulla di proibito, tantomeno depredatorio di risorse nazionali.
La V° Libertà di Emirates sulla rotta Milano- New York JFK ha fatto tremare tutti all'epoca, ai piani alti intervenne pure Montezemolo, all'epoca neo Presidente Alitalia, a controbattere mediaticamente:
"La Milano- New York è la nostra rotta più profittevole, Emirates sta facendo concorrenza sleale a noi che invece la presidiamo!".
Precisiamo subito che non è mai stato dimostrato che la Milano-New York fosse la rotta più proficua all'epoca di Alitalia (anche perchè trovare dati fonte Alitalia in giro è un impresa ancora più ardua di scalare l'Everest, e nessuno si prende(va) la briga, salvo alcuni, qualche volta, di fare un minimo di fact-checking e di ricerca dei dati alle dichiarazioni dei precedenti presidenti e AD Alitalia),e, in aggiunta, l'affermazione è molto ipocrita: Alitalia, prima di Emirates, volava con il 767 prima, e poi dopo con l'A330, 4/5 volte a settimana, a seconda del periodo dell'anno!
Non male per essere la rotta più profittevole, tanto da sottoservirla, non trovate?
Anyway, l'apertura del volo è stata possibile grazie al decreto Salva-Malpensa del 2010, il quale dava procedure più rapide e l'incentivo all'apertura di rotte in V° Libertà dallo scalo lombardo. Decreto che trova le sue radici dall'abbandono di Alitalia dello scalo, smantellando l'Hub inaugurato nel 1998 in concomitanza dell'apertura del nuovo Terminal 1 (ad oggi il decreto risulta ancora in vigore, ma non applicato di recente).
Quindi, ricapitoliamo: oltre a lamentarsi dell'arrivo di un concorrente di livello come Emirates sulla tua presunta rotta più grassa, si è pure nel torto, dato che il mercato di Milano non era del tutto di sua competenza nel 2013, salvo il presidio di Linate delle tratte nazionali e continentali in aggiunta ai ben tre voli intercontinentali che aveva a Malpensa (Miami, New York e Tokyo).
La dice lunga su quanto la beneamata avesse a cuore la rotta per la grande Mela!
https://www.linkiesta.it/blog/
Analizzando gli altri Player della rotta, Delta all'epoca operava ogni giorno, American non tutti i giorni, con il B767, aereo ormai anziano, non un prodotto valido per i passeggeri e frequent-flyers, cosi come United, la quale opera da Newark nel New Jersey.
Dopo un ricorso, respinto, del TAR del Lazio presentato da Uil Roma e Assaero, i quali affermavano che:
"l'autorizzazione è stata data senza alcuna contropartita, per i vettori nazionali e per giunta su tratte, come quella tra Malpensa e New York, già abbondantemente servite da compagnie aeree sia USA che Italiane" (Reuters Italia) .
Qui si mentiva spudoratamente, e un Fabio Maria Lazzerini, allora General Manager Emirates Italia, controbatteva così: "Siamo al lavoro per mantenere la Milano-New York e abbiamo fiducia sulla riuscita. Abbiamo dimostrato di aver raggiunto l'obiettivo chiesto dall'Enac per poter operare la rotta, la quale registra una crescita del 50% dopo l'introduzione del nostro volo" , parlando di Malpensa quale "nostro aeroporto" e facendosi scappare molte battute sul vecchio inquilino:
La rotta registrò sia un aumento della qualità del servizio tra i concorrenti (Delta dal B767 passò all'A330, American in gran parte dell'anno con il B777-200, idem per United, Alitalia incrementò il volo a Giornaliero e aprì, in era Etihad, la propria Lounge pre-imbarco), sia un aumento dei servizi, con l'arrivo di Air Italy si registrarono infatti 6 voli giornalieri tra Milano e NYC, 5 dei quali al Kennedy.
La compagnia di Dubai, dal canto suo, fa la parte del leone, prima con il B777-300, e in seguito con l'A380. Il risultato è in queste due tabelle dei voli Extra-UE più trafficati in Italia, la prima nel 2012 e la seconda nel 2019 (Fonte: ENAC):
Notare come, nel 2012, non appariva neanche tra le prime 5 rotte Extra-Ue;
Al 2019, la Malpensa-JFK era la prima rotta Extra-UE Italiana, servita in uno scalo che allora dipendeva solamente dai voli nazionali di alimentazione di Air Italy per i voli oltreoceano.




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