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Siete veramente sicuri di sapere tutto sulle perdite e sui fallimenti della ex-compagnia di bandiera?
Inauguriamo il nuovo anno con questa serie "alitalica" , divisa in più parti per cercare di diluire tutto il materiale e renderla più fluida e scorrevole possibile. L'obiettivo è riassumere tutti i fatti salienti del vettore di quest'ultimo ventennio, con un fact-checking (o perlomeno, ci si prova) di tutto il castello di notizie edificatosi sopra Alitalia, scoprendo lo scudo dato ad un azienda dai troppi vizi e fallacie di fondo.
Prima di addentrarci è bene conoscere il periodo storico preso in considerazione, ovvero dai primi anni'90 fino alla fine degli anni 2000, periodo che ha cambiato radicalmente le sorti di Alitalia. Con la De-Regulation, introdotta negli anni'90 sulla falsariga del modello statunitense degli anni'70-80; approvata dall'UE per rompere il regime di monopolio delle vecchie compagnie di bandiera che perdurava sin dagli anni'50.
La De-Regulation ha permesso al trasporto aereo di quadruplicare i passeggeri trasportati per via aerea in Europa, dando il via al boom definitivo ad un settore per lungo tempo considerato "da ricchi" ed accessibile solo dalle classi più abbienti della società. Lo shock dell'11 settembre, inoltre, ha condizionato ed accelerato il processo di integrazione delle compagnie aeree in grandi gruppi aziendali (Lufthansa Group, IAG e AirFrance-KLM ad esempio) e in grandi alleanze di network mondiale come SkyTeam, STAR Alliance e OneWorld.
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| Impatto sulle tariffe medie dei biglietti aerei in USA |
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| Il consolidamento del settore aereo mostrato dal lato USA |
Fonte:https://sites.google.com/site/aviationinamerica/home/the-impact-of-the-airline-deregulation-act-on-american-aviation
Con il vincolo del cabotaggio a stretto contatto con le compagnie di bandiera caduto, le Low Cost hanno trovato terreno fertile per poter operare voli nazionali e continentali a costi inferiori rispetto ai concorrenti, i quali dovettero ri-adattarsi, abbandonando le molteplici basi sparse del proprio paese a favore di un accentramento in un unico aeroporto, denominato Hub and Spoke model, nel quale integrare i voli domestici e contnentali con connessioni a favore dei voli intercontinentali.
Non tutte però partirono col piede giusto: moltissime compagnie di bandiera dovettero sottostare a grandi perdite finanziarie, siccome investire in un Hub costa, e non poco. Diverse compagnie si trovarono, tempo dopo, con i conti in rosso.
I governi, non potendo più sostenere tali perdite a carico dello stato, decisero di privatizzare le vecchie compagnie rappresentative, togliendosi il peso del dover finanziare tali realtà onerose. Un esempio di aziende finite male sono Sabena (Belgio) e Swissair: quest'ultima fu costretta ad attuare il "grounding"(messa a terra) della flotta due settimane dopo l'11/9, venendo ricordata ai posteri come il grounding più celebre della storia dell'aviazione civile.
A questo gruppo si aggiunge Alitalia, memore di 3 bilanci in utile netto in 75 anni di storia, storicamente forte nei voli nazionali ed europei, si trovò in difficoltà quando i cieli europei vennero liberalizzati. Costretta a trovare un partner industriale, possibilmente europeo, per sopravvivere andò incontro a numerose ricapitalizzazioni dello stato atte a tenere in piedi un'azienda prossima alla bancarotta.
Si arrivò perfino a dire, per raffigurare l'entità dell'inefficenza del vettore Italico:
"Per salvare l'Alitalia, ci vuole l'esorcista"! Maurizio Prato, ex-presidente Alitalia.
Continua...



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