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La stagione estiva 2023 sta per terminare, portando con sé tutti i suoi frutti e risultati: dopo il periodo pandemico e post-pandemia, il traffico aereo italiano è tornato ai suoi massimi, superando con segno positivo lato passeggeri e movimenti aerei il 2019 su quasi tutti gli scali nazionali. Numeri a cui avremmo faticato a credere e vedere sino a poco tempo fa, quando si pensava e si credeva alla piena ripresa del traffico solamente entro il 2024-25.
Il mercato ha reagito bene al periodo di chiusure e travel-ban dovuti a motivi sanitari, nonostante l'aumento generale dei prezzi dei biglietti aerei dovuti all'inflazione e al costo del carburante, quest'ultimo impattato sia da motivi geo-politici, come la guerra Russo-Ucraina, che da motivi economici, come le ultime e recenti azioni dell'OPEC sulla produzione ed esportazione di barili di greggio.
L'inflazione non colpisce soltanto il settore dei trasporti, ma è globale ed impatta in particolar modo sui consumatori e sulla società, creando una forbice più ampia tra chi riesce a permettersi le ferie lontano da casa, o degli spostamenti lavorativi o per svago, e chi sta facendo molta più fatica rispetto al periodo pre-2020 ad acquistare un volo o un pacchetto vacanze.
Questa situazione non è di certo rosea per il consumatore: per la stessa rotta, con orario, servizi e aeromobile uguale rispetto al passato, si ritrova a pagare anche il 50% e più del biglietto, se comparato al 2019. A guadagnarci sono le compagnie aeree, molto più virtuose rispetto al passato, grazie all'aumento dei profitti dovuto all'aumento dei prezzi (e dei costi), pur compensando il fatto di aver sopportato perdite monstre nel biennio 2020-21.
A questo malcontento creatosi negli ultimi anni, e alla scomparsa di diverse compagnie aeree, la politica è intervenuta a gamba tesa sul tema, sfruttandolo a proprio piacimento e ideando un decreto contro il caro-voli (Decreto Omnibus). Più che un decreto, sembra un accozzaglia di pre-concetti, propaganda politica e di castrazione del sistema, volto a favorire i soggetti più accondiscendenti al parlamento.
Oltre a non apportare praticamente un tetto al fantomatico "caro-voli", fenomeno che è regolato da una legge molto complicata e allergica ai nostri parlamentari, che è quella della domanda e dell'offerta, esso non soltanto è una palese propaganda anti Low-Cost, ma è addirittura una spallata alle compagnie che in questi anni hanno contribuito allo sviluppo e alla connettività del paese, sia all'interno che al di fuori.
Vediamo di che si tratta.
Link al decreto "caro-voli" Omnibus: https://ecc-netitalia.it/it/news-e-pubblicazioni/news/1218-caro-voli-le-novita-del-decreto-omnibus
Il decreto Omnibus applica i seguenti interventi:
"Ecco, infatti, i principali interventi:
- Alle compagnie aeree è vietato – ad alcune condizioni - prevedere la fissazione di tariffe dinamiche dei prezzi, in base al tempo della prenotazione: ciò può capitare, per esempio, quando si visita un sito per confrontare i prezzi delle offerte, ma si decide di non effettuare subito l’acquisto.....Questo avviene a causa dei cosiddetti algoritmi ossia quei meccanismi in grado di intercettare l’interesse dei viaggiatori su un determinato volo, comportando istantaneamente il rialzo delle tariffe....L’obiettivo è, infatti, quello di controllare e limitare l’utilizzo di tali sistemi, specialmente quando portano ad un rialzo del costo del biglietto o dei servizi accessori di un marginale troppo eccessivo rispetto al prezzo medio del volo."
Il primo punto è molto inquietante se applicato ad un paese occidentale e democratico, dato che si parla di controllo statale dei prezzi e limitazione dei sistemi di regolazione delle tariffe. Specie se è l'Italia ad applicarlo, paese notoriamente amante del libero mercato e della concorrenza...ops!
Anzi, paese così amante del libero mercato che ha nel foraggiare soldi in Alitalia/ITA il suo sport preferito, uccidendo e cacciando chiunque osi toccare lei e le sue rotte.
Veniamo al sodo: gli algoritmi servono per captare la domanda su un volo nei motori di ricerca, ma NON POSSONO in alcun modo deciderne l'aumento dei prezzi! Ciò che le compagnie aeree applicano è pura e semplice legge domanda/offerta: nelle rotte più richieste, quindi, sarà normale trovare prezzi altalenanti di prezzo durante l'arco di una settimana, così come è normale trovare prezzi più alti durante la stagione di picco del traffico aereo.
Ciò che non è normale, in particolare per i voli verso Sicilia e Sardegna, è l'applicazione di una dis-continuita territoriale dal continente verso le isole completamente inefficace e che, al posto di alimentare la domanda e il turismo verso le due isole, le "isola" ancora di più rispetto ad una rotta continentale, specialmente se, ad usufruire delle CT è il solito carrozzone para-statale con necessità di essere foraggio di soldi pubblici, impedendo alle avversarie una sana concorrenza, oltre alla relegazione, in particolar modo nei voli verso la Sardegna, della CT nei soli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Linate.
Arriviamo al secondo punto:
- "Stop alla profilazione degli utenti: spesso il prezzo di un biglietto aereo cambia a seconda del dispositivo da cui viene effettuata la prenotazione. Questo avviene perché i nostri dispositivi comunicano con sofisticati algoritmi, i quali tengono conto di alcuni criteri come la geolocalizzazione, o il sistema operativo del nostro smartphone...questo genere di pratica viene considerata una pratica commerciale scorretta in quanto comporta un pregiudizio economico."
Il cambio di prezzo tra dispositivi mobili o fissi non ha alcuna base, non ha alcun fondamento scritto. Il prezzo è determinato dal motore di ricerca, o meglio detto, dal circuito utilizzato dal dispositivo. Se si cerca lo stesso volo, da PC e Mobile, di una compagnia qualsiasi, si noterà come il prezzo non cambia. Può esserci uno sconto se si acquista un biglietto da dispositivo mobile, ma è la società privata a deciderlo, e finché rimane a controllo privato, essa eseguirà ciò che le sembra più giusto. Ma, c'è differenza di narrazione se lo sconto applicato dalla azienda in questione lo spacci come "pirateria" imposta dagli algoritmi.
Se si volesse applicare la stessa rigidità verso i siti web, gli algoritmi ecc..., allora ci si aspetterebbero le stesse misure anche per i pacchetti vacanze nelle agenzie di viaggio, visto che è notoriamente risaputo che tali pacchetti vengano "gonfiati" ad hoc senza alcuna regolamentazione.
Inoltre, è una norma facilmente aggirabile tramite VPN, localizzando L'IP del tuo dispositivo in un altro paese del mondo, con potere d'acquisto diverso rispetto all'Italia. Se si utilizza una VPN per acquistare i biglietti aerei, lo si può fare localizzandosi in un paese più povero rispetto al bel paese, risparmiando rispetto al prezzo che otterresti viaggiando su IP Italiano.
Un decreto con norme fuori da qualsiasi logica di sviluppo del settore in Italia, venduto al popolo come elisir miracoloso per porre fine alla "speculazione" delle perfide Low-Cost e mirato a danneggiare ancora di più la connettività aerea, dopo aver sovvenzionato ed implorato proprio a questi vettori, di aprire qualche rotta e nuove basi in diversi aeroporti italiani maggiori e minori, laddove le compagnie italiane non arrivano, o arrivavano.
Un decreto concepito tramite spunto da un inchiesta del Corriere della Sera sul caro voli (e la dice lunga sulla competenza e capacità di analisi di ENAC e Governo Italiano) e subito abrogato dal Ministro Urso, il fautore di tale obbrobrio, assieme al presidente ENAC Di Palma, e pubblicato in toni trionfalistici e fantozziani al grido di "mo je insegnamo a Ryanair e compagnia cantante il libbero mercato!". Come se ne avessero bisogno...
Il risultato qual'è stato? La cancellazione di diverse frequenze e tratte italiane delle principali Low-Cost basate in Italia (Ryanair, Easyjet e Wizzair), in risposta ad un decreto ritenuto "illegale e illegittimo, degno dell'Unione Sovietica" dalla stessa compagnia Irlandese, a favore di tratte continentali ed Extra-UE.
Game.Set.Match. Connettività ridotta, prezzi aumentati per riduzione dell'offerta e spostamento di risorse da investire in rotte outgoing. Un grande applauso per il governo dei paladini del popolo, pronti a (dis)incentivare il turismo e i trasporti nel paese con queste idee bislacche e geniali nel senso negativo della parola.
Fuoco e fiamme divamparono da Roma al grido di "Stranieri cattivi! Utilizzano i complicatissimi algoritmi (falso ) per alleggerire illegalmente i vostri portafogli a danno degli Italiani!". Fuochi e fiamme sono divampati a Dublino, Londra e Budapest in risposta alla sovietizzazione dei prezzi nei biglietti in tratte italiane.
Fuoco e fiamme sono divampate a Catania, per motivi ben diversi a differenza delle altre città sopracitate. Il 26 luglio del 2023 è accaduto un incendio all'interno del terminal A dell'aeroporto di Catania, dovuto ad un cortocircuito di una presa elettrica situata negli uffici del terminal, durante la notte.
L'incendio è stato estinto diverse ore dopo la propagazione delle fiamme nell'area terminale dell'aeroporto, ed ha creato disagi alla mobilità e ai passeggeri per diverse settimane, e molti voli in origine previsti allo scalo catanese, sono stati dirottati sugli altri 3 aeroporti Siciliani( Palermo, Trapani e Comiso), con navette gratuite verso l'aeroporto di Catania.
La situazione è stata gestita da un lato molto bene per quanto riguarda lo spostamento dei voli negli altri scali: la ripartizione nei tre scali dell'isola ha dimostrato un ottima risposta nella gestione di casi eccezionali come quello appena avvenuto, e la prontezza di scali considerati marginali come Comiso e Trapani nel porre rimedio all'accaduto.
Inoltre, ha tirato vento in poppa verso chi ritiene necessari gli scali "bonsai" del paese, ritenuti tali poiché questi aeroporti gestiscono un traffico di gran lunga inferiore rispetto alla loro reale capacità, mettendo in discussione la stessa esistenza di queste realtà.
Nonostante la prontezza degli scali siciliani, si deve anche rimarcare la particolarità della Sicilia, isola ancora troppo dipendente dai collegamenti aerei da e verso il continente, regione a statuto speciale con continuità territoriale, senza un collegamento terrestre diretto al continente.
L'altra faccia della medaglia è presto detta: il pressapochismo e l'inefficienza nel poter ri-disporre la struttura terminale di Catania a pieno servizio, con continui rinvii sulla data di ri-apertura dello scalo, aree di attesa passeggeri assolutamente inadatte ed inaccettabili per uno degli scali più importanti per un paese membro del G7 e la pressione mediatica sulla possibile causa dell'incendio.
In conclusione: è stata ( e continua ad essere) un estate molto calda su tutti i fronti: climatico, politico, infrastrutturale e mediatico. Ma, il vero protagonista di quest'estate, è stata la piena ripresa del traffico, del turismo e delle abitudini a cui eravamo abituati prima del periodo eccezionale dovuto alla pandemia. E di questo dovremmo esserne tutti contenti.

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