La volontà di coniugare al meglio gli elementi antropici, come aerei ed aeroporti, con l'ambiente circostante si scontrano, molto spesso, con una realtà delle proprie azioni "di salvaguardia" inefficaci e non adatte al sistema e al territorio.
Se la protezione e salvaguardia del nostro pianeta è sacrosanta da un lato, dall'altro esiste una corrente di pensiero radicale ed estrema che influenza certe scelte politiche ed attua una narrazione mediatica distorta o incompleta sul lato ambientale. E l'aviazione ne viene fortemente impattata da questa linea di pensiero.
Diciamocela tutta: usare l'aereo è inquinante. Assolutamente vero. Così come è vero che la colpevolizzazione del singolo passeggero, reo di aver preso un aereo per spostarsi da A verso B al posto di un altro mezzo di trasporto con meno kg di carburante per Co2 emessa, non è la risposta adatta ad una sfida importante come la "de-carbonizzazione".
L'aviazione, per emissioni di gas serra mondiali, è coinvolta per meno del 3% di emissioni, anzi: usare la propria automobile equipaggiata con motore a scoppio benzina o diesel per recarsi in aeroporto risulta inquinante alla pari, se non di più, rispetto all'utilizzo singolo di un aeroplano. Eppure, viene dato un peso diverso allo stesso tipo di inquinamento ambientale: per le innumerevoli caldaie a gas metano presenti in milioni di case italiane e non solo si dice poco e nulla, rispetto all'uso sporadico o meno dell'aereo come mezzo di trasporto. Sembra quasi che si voglia puntare il dito verso qualcosa di molto più visibile e di impatto agli occhi dell'essere umano rispetto ad un qualcosa che è silente, indotto e quasi giustificato.
Tutti gli inquinamenti sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri?
Oppure sono mie considerazioni personali un po troppo spinte?
Applicando questo concetto alla realtà di tutti i giorni, in Italia si sta cominciando a vedere gli effetti del "Gretismo": un esempio può essere la città di Bologna, la quale ha intimato ad Enac e Enav di limitare i voli notturni, per abbattere il rumore e le emissioni di CO2. Da quest'estate in poi, l'aeroporto di Bologna avrà limitazioni stringenti sugli slot notturni.
Bologna è uno dei principali scali del paese, movimentato circa 9 milioni di passeggeri l'anno e con una discreta attività merci. Peccato che, con questa limitazione, i voli notturni presenti nello scalo nell'arco orario che va dalle 01.00 alle 06.00 rimangono sostanzialmente invariati: 1 atterraggio e 3 decolli, quest'ultimi concentrati dalle 5.45 in poi e tutti di Ryanair.
Il concentrare le operazioni cargo di giorno inoltre è fattibile in parte: molti spedizionieri sfruttano la notte e gli orari notturni proprio per la bassa probabilità di incappare nel traffico e per consegnare la merce il giorno dopo, già di prima mattina, dopo un lungo viaggio notturno. È chiaro che, alterare i flussi del traffico aereo, per quanto si possano modificare, non riescano in modo irreversibile a modificare circuiti economici e logistici molto grandi e ben collaudati.
Se poi consideriamo, andando Out of the Topic, che la stessa città di Bologna ha istituito il limite di 30 km/h per la sicurezza urbana su gran parte delle strade che confluiscono e circondano il centro storico, allora possiamo identificare e scoprire, con una certezza lampante, che prima di istituire e ordinare limiti e freni economici (perché si tratta di questo, detto molto francamente) bisogna pensare bene alle conseguenze delle azioni perseguite. (Ricordandoci inoltre, che la nostra auto alimentata a benzina o diesel, consuma molta più benzina ed emette molta più CO2 proprio ai bassi regimi del motore: emettiamo più Anidride Carbonica andando a 30km/h nei centri abitati che viaggiando a 100km/h in autostrada)
Azioni che, spesso, originano anche dal desiderio e dalla furbizia umana: un esempio è il costruire case e palazzi attorno ad un aeroporto, vendendo gli immobili a prezzo di saldo sfruttando la vicinanza di un ambiente antropico, sapendo dell'impatto che esso genera sul territorio e sapendo che esso, prima o poi, si espanderà inevitabilmente.
L'aviazione è un settore ultra-competitivo e utilizza le migliori tecnologie a disposizione per la sicurezza dei propri passeggeri, a seconda del periodo storico e dell'evoluzione dell'industria. I motori di adesso sono ultra-fan di ultimissima generazione, i quali possono far decollare un aereo addirittura al 50% della loro potenza massima teorica, abbattendo enormemente i consumi di carburante e rumore prodotto rispetto alle generazioni passate, con materiali e sistemi sempre più all'avanguardia ed efficienti, necessitando sempre di meno manutenzione rispetto ai precedenti.
I carburanti sostenibili sono l'ultima novità del mercato, composti da alte percentuali di oli riciclati o di bio-carburanti già esistenti, senza dimenticarci dell'idrogeno, la vera sfida per il futuro di questo settore, il quale sta già spingendo alle Zero Emissioni, nonostante una certa propaganda mistificatrice e bugiarda come quella del "Flight Shame".
Concludendo questo post ricco di considerazioni ed opinioni personali, ritengo che si stia puntando troppo sul dito e non verso la luna. Attirare l'attenzione mediatica verso un industria ed un settore, la quale tecnologicamente avanzata e all'avanguardia, rischia di far perdere la bussola non soltanto sul vero senso di "de-carbonizzazione", ma anche sull'eclissamento di certe industrie e routines consumistiche normalizzate ed integrate, molto più inquinanti in confronto, riportando in auge una velata (ma non troppo) ipocrisia su questo delicato argomento.
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