Italia. Paese dei mille campanili, terra delle signorie e dei ducati, e dai mille aeroporti dispersi per la penisola, molti di essi inutili, non appetibili e fonte di spreco di denaro.
Per chi si fosse perso la prima parte, link: https://cronariait.blogspot.com/2022/01/contraddizionemercatoaereo1%20.html
Eccoci qui, con il seguito del primo post relativo alle contraddizioni aeree italiane, secondo dei tre che verranno pubblicati in questo spazio, oggi ci dedichiamo sul tema aeroporti, molto discusso e culla delle principali discussioni sui social e forum vari a riguardo. L'Italia vanta ben 126 aeroporti, presenti nella lista redatta dall'ENAC, 42 di questi aperti al traffico commerciale comprendente voli di linea, charter e cargo. Sempre di questi 42 aeroporti, la metà supera i 500.000 passeggeri annuali e solo 22 aeroporti superano il Milione di passeggeri annuali (dati 2019 Assaeroporti).
La narrazione politica che spesso si sente in giro è quella relativa alla mentalità degli Imperi, ovvero uno stato si considera grande dal numero di Infrastrutture e dalla loro grandezza. In parte può essere vero questo ragionamento, se si aggiungesse all'aforisma che un infrastruttura debba essere utile e funzionale. Ebbene, quest'ultima parte sembra non essere stata recepita qui in Italia, vista la moltitudine di scali regionali che sottraggono passeggeri e traffico agli scali più grandi, impedendo un loro sviluppo ulteriore.
Prendiamo qualche regione Italiana come esempi di questa stortura disfunzionale (dati 2019):
Emilia-Romagna
Aeroporti aperti al traffico commerciale: Bologna Borgo Panigale, Parma, Forlì e Rimini
Aeroporti Emiliani che superano i 500.000 passeggeri annuali: Bologna ( 9,4 milioni di pax)
Calabria
Aeroporti aperti al traffico commerciale: Lamezia Terme, Crotone, Reggio Calabria
Aeroporti Calabresi che superano i 500.000 passeggeri annuali: Lamezia Terme (2,9 milioni di pax)
Sicilia
Aeroporti aperti al traffico commerciale: Palermo, Catania, Trapani, Comiso (esclusi Pantelleria e Lampedusa)
Aeroporti che superano i 500.000 passeggeri annuali: Catania e Palermo (10,2 milioni di pax Catania; 7 milioni di pax Palermo)
La disfunzionalità più evidente, quindi che riguarda una regione geografica intera, è situata nel Nord Italia, in cui, se tracciamo una linea retta Ovest-Est, quindi da Torino fino a Trieste contenente tutta la Pianura Padana, contiamo ben 15 aeroporti aperti al traffico commerciale, e di questi 15, 10 superano il tetto dei 500.000 passeggeri annui. Certo, il mercato del nord e la popolosità di questa regione aiutano e non poco a tenere vive tutte le infrastrutture. Con la conseguenza di avere aeroporti concorrenti tra di loro, pronti a dirottare fette di traffico ove non ha senso di investimento, malcollegando le stesse infrastrutture ritenute indispensabili, e indebolendo gli scali maggiori, impedendo la costruzione di un sistema più funzionale di collegamenti aerei.
Un esempio può essere Cuneo, che con 92.000 passeggeri annui non giustifica la sua apertura completa al traffico di linea, specie considerando che il suo vicino è Torino Caselle, con 4 milioni di passeggeri all'anno, oppure Parma, Forlì e Rimini, che insieme non fanno i 9 milioni di passeggeri annui di Bologna, oppure Brescia, fonte dei desideri di alcuni futuristi fondamentalisti di trasformazione e ingrandimento dello scalo, grande quanto Malpensa e Fiumicino. Peccato che i numeri non giovino a favore, dato che è stato adibito al solo Cargo recentemente, con numeri discreti sulle merci, perchè i passeggeri li conti sulle dita di una mano, spegnendo i sogni di gloria divampati da un tale Caprotti.
Mantenere uno scalo aperto al traffico commerciale costa, collegarlo adeguatamente con bus, treni, strade e autostrade altrettanto, trovare clienti per operarci voli idem. E non si tratta di noccioline, bensì di tanti milioni di euro provenienti dalle singole regioni. Il paradosso Italico è il costruire nuovi aeroporti senza collegare adeguatamente gli scali con più polpa, propagandando il tutto come "investimento nelle infrastrutture". Lamezia Terme, per esempio, se non fosse per la navetta AirLink verso la stazione dei treni e la A2 Salerno-Reggio sarebbe una cattedrale nel deserto, e nonostante questo riesce ad avere collegamenti minimali, limitati e sporadici durante la giornata per chi proviene da un altro punto della regione. Oltre al collegamento verso gli aeroporti, mancano le infrastrutture in se in certe aree d'Italia, e purtroppo la regione Calabria ne è un esempio.
Stesso discorso che si potrebbe applicare per la Sicilia, a cui basterebbero solamente Palermo e Catania per poter avere due scali più movimentati rispetto ad oggi, invece che essere costretti a cedere traffico a Comiso e Trapani. E anche in questo caso entra in gioco la variabile infrastrutture, e in una regione come la Sicilia, spoglia di collegamenti Autostradali e via ferro veloci, efficienti e capillari, ne è il principale freno. Anche in questo caso, invece che collegare bene i due punti nevralgici dell'Isola, si sperperano soldi per costruire Comiso e per tenere in vita la parte civile della base di Trapani.
Se dal lato numerico questo intricato e numeroso sistema aeroportuale Italiano possa ritenersi anche un minimo decente, così non si può dire nella capacità di concentrare massa critica nei punti nevralgici dichiarati e regolati dal piano Aeroporti governativo. La dispersione del traffico penalizza il sistema Italia, lato traffico aereo e trasporto passeggeri, non aiuta quelle infrastrutture che hanno le carte in regola per poter osare e avere più massa critica alla loro corte, non favorisce ne un collegamento infrastrutturale di sistema adeguato e spreca investimenti che potevano essere destinati ove vi era maggior probabilità di guadagno.
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