Foto di MJ-aviation su Planespotters.net
Come poteva mancare un post sulla nostra compagnia aerea preferita, quella di cui tutti andiamo "orgogliosi", fieri di vedere i suoi aerei scintillanti e nuovissimi per tutti i cinque continenti del globo terracqueo, capace di tenere testa alle grandi Major europee e alle cattivissime low cost, e per giunta senza aver sborsato ulteriori soldi dei nostri contributi statali per supportarla e tenerla in piedi!
Beh, sono spiacente, ma non sta andando proprio cosi. Già, l'orgoglio e la fierezza van scemando non appena si scopre che ITA perde la stessa quantità di denaro che perdeva l'anziano predecessore con una flotta doppia rispetto ai 57 aerei attuali, per di più volando con indici di riempimento mediocri, per non dire agghiaccianti: una media del 50% di Load Factor nei primi 6 mesi di vita, quando la concorrenza viaggia con numeri decisamente superiori. Ne si deduce quindi che viene meno pure il saper testa agli sfidanti, che si sono ripresi meglio e vendono molto di più rispetto alla neonata ITA, start-up a cui tutti inevitabilmente associano il vecchio, ma pur sempre glorioso e allo stesso tempo simbolo di inefficienza, marchio dal nome Alitalia, però nessuno si azzarda anche soltanto metterci piede sui voli operati da una flotta per metà pittata di azzurro, mentre l'altra metà è in lista d'attesa con il vecchio logo stampato su.
Già, sembra soltanto la nuova livrea l'unica discontinuità rispetto al passato. Per il resto, il sito, il business plan, le rotte, le strategie di marketing e il servizio offerto a bordo sono il continuo dell'Alitalia che conosciamo. Persino la gestione della flotta è rimasta ancorata ai vecchi capisaldi di cui tutti abbiamo memoria, come quando venne dismesso il parco velivoli di ATR della vecchia LAI nel lontano 2008 per poi riprendere qualche anno dopo lo stesso tipo di macchina ma in wet-lease alla Carpatair, oggi ci è stato riproposto con la flotta di Embraer 175/190, dismessa per far spazio ai nuovi A220. Peccato che, una volta che ci si è resi conto che la rotta Linate-Londra City non può essere operata con A320, si è ricorso a degli Embraer della German Airways per tappare il buco, nonostante i rimanenti Embraer ancora in mano ad Alitalia SAI in Amministrazione Straordinaria parcheggiati a Fiumicino. Una scelta che parla da sè.
Per non parlare della Malpensa-New York, unica rotta di lungo raggio operata fuori dal suo presunto Hub, operata in uno scalo dove non operi voli di alimentazione, che sono situati a quaranta chilometri ad Est della brughiera, in cui l'unica tua fonte di feederaggio è la stessa concorrenza che viene cosi tanto disprezzata. Ciliegina sulla torta è il ricorso, da giugno, di Bombardier CRJ-1000 in wet-lease da piazzare nella pase di Linate, in linea con la confusione strategica di questa azienda.
Confusione che si traduce in voli mezzi vuoti, ritardo dei pagamenti ai gestori aeroportuali (ci risiamo!), e varie offerte per il controllo dell'azienda senza una particolare sostanza nel realizzare "l'affare". Anzi, leggendo la data room i vari compratori più che offrire il pegno per acquistare la baracca, agiscono come Les Gold nella famosa serie "Il Banco dei Pugni" che tutti abbiamo, almeno per una volta, visto nella vita. Confusione che si traduce nel ripetere sempre le stesse strategie e gli stessi piani pluri-fallimentari.
Ma allora, qual'è la differenza tra Alitalia e ITA? Beh, a primo impatto un normale osservatore direbbe che non vede grosse differenze tra i due avatar. Solo il colore che indossano le due, direbbe. Non avrebbe tutti i torti. Ma, qualche differenza c'è. Eppur si muove, disse Galilei dopo aver abiurato alla chiesa di Roma a tutti i suoi studi e alle sue scoperte sul nostro sistema solare, secondo la leggenda.
La prima differenza è l'essere una società senza debiti (de-facto è cosi, de-iure dovremmo contare tutti i salvataggi e fallimenti del predecessore). Il non avere alcun debito verso lo stato invoglia i futuri compratori a poter investire in una start-up pulita e con grande potenziale apparente.
La seconda differenza è la ferma volontà del governo di dismettere (parole espresse recentemente dal Ministro Franco) la maggioranza della società dallo stato ai privati. Cosa che, con il marchio Alitalia addosso, sembrava impossibile. Il cambio del nome ha diviso tanto l'opinione pubblica, il fronte dei nostalgici ha contestato questa scelta, l'abbandono del blasone avrebbe impattato sulle vendite dei biglietti, ripetevano. Pur non avendo torto, la scelta del nuovo nome e marchio sembra l'unica mossa azzeccata della gestione di ITA. Perchè, al momento, nessuno sembra interessato a salvare questa ITA dalle grinfie dello straniero cattivo che vorrebbe solamente una società più efficiente (pur facendo i propri interessi).
Il governo Draghi ha ribadito di voler trovare un acquirente entro Giugno. Un racconto che ci siamo sorbiti per quattro anni dal 2017, quando Alitalia cadde in Amministrazione Straordinaria, a cui fatichiamo a credere, cosi come si fatica a credere che Lufthansa, oppure Air France, abbiano la voglia di ritornare a collaborare con gli Italiani. Il socio di Air France, l'Olandese KLM, addirittura rifiuta categoricamente l'ingresso della ex-Alitalia, memore del passato. In più, loro la parte importante del mercato italiano l'hanno gia presa da tempo. Infatti chi "tratta" per entrare nel capitale sono fondi oppure compagnie esterne al mercato aereo, ma ben integrate nelle merci e nella logistica, come MSC. Ben lontani dall'avere già un marito pronto ad immetterti nella sua alleanza di riferimento dal giorno zero.
L'esperienza di Ethiad con il vecchio predecessore ha evidenziato gli enormi limiti delle proprietà arabe fuori dalle loro aree di competenza, in aggiunta al sempiterno monito che i governi italiani esercitarono all'epoca: tu guidi la baracca, ma io prendo la decisione finale. Ergo: non sono liberi di fare quel che il socio crede sia giusto, per via del cliente scomodo quale è il manovratore della giostra ITA.
Cosa aspettarci dunque per il prossimo futuro? Due scenari: il primo, che corrisponde alla vendita definitiva del soggetto statale prima chiamato Alitalia e ora ITA a privati, con relativo piano industriale che sarà totalmente diverso da quello redatto attualmente e che ricalca le linee guida del passato. Quindi un'azienda libera quasi del tutto dai giochi politico-sindacali libera di fare quello che ritiene sia più giusto per i suoi affari. Uno scenario abbastanza utopico, ma possibile. Il secondo scenario è il ritorno della giostra più odiata d'Italia, ovvero del fallimento dopo 2/3 anni dall'ennesima rifondazione. Ed è lo scenario più probabile, viste le precedenti esperienze. Staremo a vedere.

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