Come la tragedia dei due voli Lion Air e Ethiopian operati con B737MAX ha rotto il vaso di pandora nei rapporti tra uomo e macchina nel mondo dell'aviazione, sdoganando una cultura pericolosa.
Il documentario redatto da Netflix sugli incidenti legati al 737MAX del 2018-19, rilasciato il 18 febbraio 2022 sulla nota piattaforma di streaming online, racconta al pubblico generalista il dramma vissuto dalle famiglie delle vittime nella perdita dei loro cari e la continua pressione esercitata da loro verso Boeing riguardo alle cause dei due incidenti, la quale non solo fece un blame game verso i piloti e compagnie "non-occidentali", reputandoli non adeguatamente addestrati e con standard di manutenzione e sicurezza inferiori, cosa che poi si rivelò erronea e la scoperta di molti dettagli agghiaccianti sulla macchina in se.
Riassumendo in breve la causa dei due incidenti, collegati da un filo conduttore unico, è quasi la medesima, ovvero le omissioni e lacune del costruttore nel descrivere e mostrare su manuale e sistemi di volo e relativi corsi aggiornamento sul MAX del sistema MCAS (Manouvering Characteristics Augmentation System), ovvero del sistema che inibisce al pilota di seguire regimi di volo pericolosi, come l'indurre allo stallo il velivolo, agendo sullo stabilizzatore dell'aeroplano riportandolo nella traiettoria di volo corretta.
Boeing, dopo 20 mesi di grounding forzato da tutti gli enti dell'aviazione civile di tutto il mondo e un ingente perdita di miliardi di $, ha aggiornato il software del MAX e dopo relativi test e ri-certificazioni l'aereo è ritornato a solcare i cieli e la casa costruttrice ha ricominciato a consegnare i nuovi MAX ai vari clienti, non senza qualche intoppo, come gli 800 e passa ordini cancellati e la perdita di credibilità dal secondo incidente del 737 Ethiopian Airlines del marzo 2019.
Gli insegnamenti di queste due tragedie, oltre alla sempre più asfissiante ricerca del profitto ove è possibile non curandosi della safety, la bandiera del trasporto aereo, il motivo di vanto di questo settore sono tanti. Quel che traspare, però, è la sempre più progressiva perdita di importanza della persona, e quindi dell'essere umano a discapito dell'automazione e, per carità, è un bene perchè più si va avanti e più si riduce il carico di lavoro in cabina a favore della maggior sicurezza e precisione dei nuovi sistemi. Ma, il rischio, che ormai è sempre più concreto, è che si riduca l'uomo, quindi l'essere umano, ad una mera scimmia ammaestrata.
Questo fenomeno lo possiamo vedere in moltissimi aspetti di questo settore, non solo lato piloti, dove la fatigue al posto che affrontarla con i giusti mezzi la si aumenta, come certe compagnie arabe e orientali fanno, vedasi il caso Qatar a riguardo, dove quest'ultima con la pandemia ha di fatto aumentato le ore di lavoro massime giornaliere grazie alla CAA (Civil Aviation Authority) locale, la quale è de facto il pupazzetto della Qatar Airways, e non solo: ha pure limitato "per esigenze covid" le soste degli equipaggi all'estero. Ciò ha comportato numerosi safety report inviati alla compagnia, ovviamente ignorati e rimessi in riga. Anzi, si sono pure mobilitati a minacciare chi ha osato far trapelare questa notizia al NY Times and co.
Ovviamente quello appena raccontato è l'estremo di questa corrente, questo fenomeno è presente in tutto il settore e coinvolge il mondo intero. Ed è pure efficace, perchè se capita qualsiasi cosa, che sia anche la più infima, la colpa è dell'uomo! Quindi, viene subito licenziato e la compagnia è felice perchè secondo loro hanno estirpato il problema alla radice, quando invece si insegna nei corsi di addestramento le seguenti parole "gli incidenti sono una concausa di eventi e omissioni le quali erano latenti ed emergono solo dopo un attenta analisi", omettendo di fare indagini interne perchè costano e danneggiano la reputazione, quando invece sono necessarie per capire come si è potuti arrivare ad un evento occorso.
Nella pratica questo fenomeno si traduce in: minori costi per formare i lavoratori, più turni e quindi più lavoro che non si traduce spesso in aumento salariale, ma in aumento dei profitti delle compagnie e dei cosiddetti manager (dove la realtà aeronautica presa in considerazione funziona). Un sistema che sta mostrando i suoi difetti alla luce del sole, e tale si basa sulla crescente invadenza della tecnologia. Ma se l'automazione è fallacea in tutti i sensi, sin dalle sue radici, come la mettiamo?
Ritornando al caso del MAX, ripensando a come Boeing reagì al primo incidente, in soldoni "è colpa dei piloti formati in Indonesia, se ci fosse stato un pilota americano tutto ciò non sarebbe successo" calza perfettamente con il discorso. La priorità non era capire perchè un aeroplano nuovo, appena consegnato, si fosse schiantato nel mare assieme alle vite al suo interno, ne cercare di essere d'aiuto alla Lion Air, ma il trovare il capro espiatorio per poter mascherare o addirittura nascondere proprie colpe.
Il 737 MAX, per come è stato pensato e progettato (piccola nota: nel documentario mi è sembrata vuota la critica secondo la quale Boeing non avrebbe dovuto riciclare la cellula del 737, è un fatto smentito dagli ordini ricevuti, più di 4000, e dalla stessa concorrente, Airbus, la quale ha fatto esattamente la stessa cosa con l'A320, cellula vecchia di ormai quarant'anni) è il simbolo di questa cultura. La cultura che per prima ha intaccato la bandiera, il totem di questa industria, la sicurezza a favore di un maggior profitto e della crescita del titolo azionario. La cultura che sminuisce l'essere umano riducendolo a mera scimmia schiava dell'automazione, senza considerare che quest'ultima può rivelarsi sbagliata e può sbagliare o addirittura smettere di funzionare. E quando smette di funzionare, è l'essere umano che interviene e nessun altro.

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